ROMA, MILANO, FIRENZE, STAZIONI TRASFORMATE IN BIDONVILLE PAKISTANE, GENTE MALATA, GENTE CHE DEFECA IN STRADA

di ERCOLINA MILANESI –

prima070815-4Dormono sui cartoni, per terra. Sdraiati su quell’asfalto che diventa incandescente di giorno. Non hanno acqua ne’ cibo, non hanno bagni. Ce n’e’ solo uno, ed e’ a pagamento. L’ombra poi e’ poca, perche’ pochi sono gli alberi. E allora si sta stretti, tutti vicini, in 500 che di sera diventano 300, ad aspettare che qualcosa succeda.
Sono gli ‘invisibili’ accampati nei pressi della Stazione Tiburtina, a Roma: la maggior parte sono clandestini che provengono dai barconi che approdano – trascinati da navi italiane – nel Sud Italia. Si tratta di etiopi ed eritrei, ma anche di ghanesi, sudanesi, senegalesi, altri vengono dai centri di accoglienza che hanno poi deciso di abbandonare fuggendo, altri ancora sono gli sgomberati di alcuni campi abusivi della capitale.
Attendono un pullman che li porti via, verso una nuova vita: in Germania, Austria, o comunque nel Nord Europa, fanno capire. Ma è una pura follia, pensieri demeziali inculcati a questa gente da chi li ha ingannati prima in patria, poi in Italia al loro arrivo.
Molti per non dire tutti non hanno i documenti, e le cose per loro si complicano ancora di più. Oltre al fatto che Berlino ha sospeso temporaneamente il trattato di Schengen fino al 15 giugno per il G7, in ogni caso la polizia tedesca da inizio anno ha stretto al massimo le maglie dei controlli alle frontiere sia nelle stazioni che sulle strade. Ogni giorno vengono fermati e rispediti in Italia non meno di 400-500 clandestini. Lo stesso stanno facendo gli austriaci, i francesi, gli inglesi, gli spagnoli, i polacchi: frontiere chiuse ai clandestini in arrivo dall’Italia.
E allora questi accampati come fosse una bidonville pakistana stanno fermi li’, a Largo Mazzoni, via Pietro l’Eremita e via Cupa, dove c’e’ un centro di accoglienza. In piena città, che poi sarebbe anche la capitale d’Italia.
La Croce Rossa Italiana, con un medico, infermieri e mediatori culturali, e un camper ormai fisso, provvede a dare loro i pasti e li assiste da un punto di vista sanitario.
I farmaci sono forniti dalla Asl Rm ovviamente a spese dello Stato italiano e cioè dei contribuenti che se però non pagano il ticket non possono fare gli esami del sangue, ad esempio.
“Queste persone – spiegano dalla Croce Rossa – presentano malattie dermatologiche, hanno ustioni provocate dalla nafta dei barconi o ferite da arma da fuoco non curate. Qui proseguiamo anche le terapie iniziate dopo gli sbarchi. Abbiamo circa 60 pazienti al giorno”. Quello che non dicono è che queste persone potrebbero essere portatrici di ben altre malattie. E non si sta parlando di scabbia, benchè a centinaia l’abbiano.
La situazione è a dir poco insostenibile. E lo stesso orrore sta avvenendo a Milano, a Firenze, a Genova, ovunque in Italia. E nessuno dica che si tratta di “un’emergenza” perchè questi disgraziati vengono prelevati a meno di due miglia dalla costa libica, in acque nazionali libiche e quindi potrebbero essere – i barconi – agganciati e rimorchiati in pochi minuti di nuovo a riva.
Si potrebbero costruire campi profughi in Libia, si potrebbe pretendere – dalla Ue – l’esborso del denaro, oramai siamo oltre il miliardo di euro, che l’Italia ha speso e continua a spendere, si potrebbe coinvolgere davvero le Nazioni Unite e fermare in un colpo solo questa invasione apocalittica.
Invece il governo Renzi non fa nulla di nulla. E l’Italia intera sta precipitando verso una bidonville pakistana.

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