LA RICCHEZZA MONDIALE NELLE MANI DI UNA ELITE CHE RAPPRESENTA MENO DELL’1% DELLA POPOLAZIONE

di ERCOLINA MILANESI – 

^ADBB5C7F0797D8F18A2606130AA5779583272C8D259FCCAC8F^pimgpsh_thumbnail_win_distrLa ricchezza accumulata dall’1% degli abitanti più ricchi della Terra si trova sul punto di superare quella posseduta dal restante 99% della popolazione mondiale.
Se prestiamo fede ad un recente sondaggio di Cevipof (Centro de Investigación Política de Sciences Po), publicado dal Le Figaro, ciascuno degli iscritti al “Front National” in Francia. vorrebbe “stabilire la giustizia sociale togliendo ai ricchi per dare ai poveri” e sarebbe in favore di una “riforma in profondità” del sistema capitalista. Una Rivoluzione?
Gli elettori del FN, molti dei quali provengono dalle classi popolari, non sono totalmente ciechi. Come molti francesi, possono constatare che le disuguaglianze economiche non permettono di crescere tanto fra i paesi come all’interno degli stessi, fatto che si dimostra non aver niente a vedere con le capacità ed i meriti.
La ricchezza accumulata dall’1% degli abitanti più ricchi della Terra si trova sul punto di superare quella posseduta dal restante 99% della popolazione mondiale. Nei paesi sviluppati si riscontra che i salari non hanno smesso di ridursi o di diminuire da circa un quarto di secolo, obbligando i salariati a indebitarsi ogni volta di più per conservare il loro tenore di vita, con i risultati che conosciamo. Negli Stati Uniti, dove la disuguaglianza economica ha toccato il suo livello più alto dagli anni ’30 , si calcola che, la sommatoria dei bonus concessi a Wall Street nel 2014, ha rappresentato da sola il doppio del totale delle entrate di tutti i salariati nordamericani che lavorano a tempo completo con salario minimo.
In Francia, soltanto la Société Générale ha distribuito l’anno scorso 467 milioni di euro in bonus ai suoi dirigenti, ossia, in un promedio di un premio equivalente a quello che un salariato normale guadagna in dieci anni. Fino a poco tempo fa, al Direttore Generale della “Électricité de France”, a Jean-Bernard Lévy, già retribuito con 450.000 euro per anno, gli fu liquidato un paracadute dorato di almeno 200.000 euro, mentre che l’ ex capo della Peugeot-Citroën, Philippe Varin, si è beneficiato di una pensione di 299.000 euro all’anno. In Italia, all’ex patron della Ferrari, Luca C. Di Montezemolo sono stati liquidati l’anno scorso 27 milioni di euro , che si sommano al patrimonio di 112 milioni guadagnati dal 2002 a oggi tra compensi, bonus e stock option. nel 2001, Colaninno è stato liquidato da Olivetti con 17 milioni di euro, Geronzi nel 2001, all’uscita da Generali dopo un solo anno di permanenza, ha recepito una liquidazione di 16 milioni mentre Paolo Scaroni, ex amministratore delegato di Eni, detiene il record tra i manager pubblici con una liquidazione di 8,3 milioni di euro .
Altre cifre? La quantità di prodotti derivati (finanziari) interscambiati di mutuo accordo, senza passare in borsa, è arrivata nel 2014 alla cifra astronomica di 652.000 milioni di euro, ossia 10 volte il PIL mondiale, quando si tratta essenzialmente di prodotti speculativi. In quanto al mercato nero mondiale, secondo il Tribunale dei Conti statunitense, questo equivale a non meno di 10.000 milioni di dollari per ogni anno.
Che siano o no simpatizzanti del FN in Francia o di altri movimenti di protesta come la Lega o i 5 S. in Italia, i cittadini vedono un succedersi di scandali finanziari- Osservano che l’evasione fiscale rappresenta in Francia un deficit stimato tra i 60 e gli 80 milioni di euro per anno, il che significa l’equivalente delle imposte sulla rendita e che una quarta parte degli affari internazionali delle grandi banche si realizza nei paradisi fiscali. Vedete che il debito pubblico in Francia è arrivato al 100% del PIL (in Italia al 134%), che l’austerità neoliberista sacrifica intere popolazioni sulla base del rigore monetario, che la disoccupazione ufficiale nella zona euro è passata da un 7,3% ,prima della crisi, ad un 11% nel 2012 (con otto milioni di disoccupati in più), che presto ci saranno soltanto contratti a termine o precari, che la “flessibilità” affossa qualsiasi requisito minimo di sicurezza economica e sociale delle persone. Questo provoca che ci siano sempre meno illusioni in un sistema che socializza le perdite e privatizza i guadagni, cosa che non è realmente sorprendente.

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